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La Bellezza, Scoperta e Divenire

Due dipinti di donne, una raffigurante la Giustizia e l’altra l’Amicizia, realizzati da Raffaello Sanzio intorno al 1520. È il sorprendente ritrovamento avvenuto all’interno dei Musei Vaticani, durante le operazioni di pulizia e restauro di una delle stanze. Come hanno potuto questi due capolavori restare nascosti per oltre cinque secoli? Per capirlo bisogna ricostruire l’attività artistica degli ultimi anni di vita del maestro.

Nel 1508 papa Giulio II commissiona a Raffaello gli affreschi dei suoi appartamenti privati. L’artista porta a compimento tre stanze, le celebri “stanze di Raffaello”, con capolavori invidiati in tutto il mondo, come la Scuola di Atene. La quarta stanza invece, la maestosa Sala di Costantino, resta incompiuta a causa della sua morte prematura, avvenuta nel 1520 ad appena 37 anni. Lo racconta anche Giorgio Vasari nel suo “Vite dei più brillanti pittori, scultori e architetti”. “Nell’ultimo periodo di vita – scrive il pittore e storico dell’arte aretino – Raffaello iniziò a lavorare ai dipinti di due figure femminili, sperimentando una nuova tecnica di pittura a olio».

È proprio questo elemento a confermare la paternità delle opere. Quando i restauratori hanno iniziato i lavori nella Sala di Costantino, si sono accorti infatti che tutti i dipinti erano realizzati con la tecnica della pittura a fresco, eccetto le due figure femminili. A fornirne ulteriore prova sono state le verifiche con i raggi infrarossi. “Il suo tratto è inconfondibile – racconta emozionato Fabio Piacentini, responsabile del progetto di restauro – Basta guardare la delicatezza con cui delinea le onde dei capelli”.

L’intero progetto di restauro costerà 2,7 milioni di euro e si concluderà entro il 2022. Sembra impossibile che dopo tanti secoli i musei Vaticani possano ancora stupire con dei capolavori nascosti, ma a volte succede. “Per questo – spiega la direttrice dei Musei Barbara Jatta – chi lavora al recupero e alla conservazione degli affreschi tiene sempre gli occhi ben aperti. È una scoperta continua, non finisce mai”.

via La Stampa